La cultura dello stupro in Italia: i dati alla mano

La cultura dello stupro in Italia: i dati alla mano

Che cosa si intende per cultura dello stupro?

Il termine rape culture (cultura dello stupro in inglese) è un concetto coniato a partire dal 1970 nell’area degli studi di genere e della sociologia. Quando si parla di cultura dello stupro si intende un sistema sociale e culturale in cui la violenza sessuale viene normalizzata e giustificata. Il risultato è che gli uomini commettono stupri perché hanno imparato che la violenza sessuale contro le donne è accettabile e che non comporta nessuna conseguenza né a livello giuridico né sociale. La piramide della rape culture evidenzia quali siano i comportamenti che retro-alimentano questa sovrastruttura:

  • l’uso di un linguaggio che oggettifica e sessualizza il corpo delle donne
  • le battute sessiste e i rape jokes
  • lo slutshaming (giudicare le donne in base alla loro condotta sessuale e a come si relazionano con il proprio corpo)
  • il victim-blaming (colpevolizzare e far provare vergogna alla vittima invece che al suo aggressore)
  • i miti della rape culture (idee false su sessualità e violenza sessuale che l’opinione pubblica continua a pensare come veritiere)
  • la mancanza di informazioni su che cosa effettivamente siano lo stupro e la violenza sessuale
  • l’assenza di educazione sessuale, affettiva e al consenso nelle scuole.

Perché si parla di cultura dello stupro in Italia?

Parliamo di cultura dello stupro in Italia perché i dati mostrano quanto la violenza sessuale contro le donne nel nostro paese sia comune e ordinaria. Nonostante ci venga fatto credere che uno stupro sia qualcosa di eccezionale, un caso isolato, i dati Istat raccontano uno scenario molto diverso: una donna su tre ha subito uno stupro.

Che cosa vuol dire? Vuol dire che se stai facendo un lavoro di gruppo con tre compagne di università almeno una di loro è stata o sarà vittima di violenza sessuale, vuol dire che se stai pranzando con tua mamma, tua cugina e tua sorella almeno una di loro è stata o sarà vittima di stupro.

In sostanza significa che lo stupro e la violenza sessuale contro le donne non sono eccezioni bensì la norma.

La cultura dello stupro in Italia esiste e sono i dati Istat a dimostrarlo. Tuttavia, la nostra società continua a colpevolizzare le vittime invece di coloro che commettono queste violenze. Questo significa che nel nostro paese si continua a minimizzare e a sminuire lo stupro non considerandolo un reato come gli altri.

La colpevolizzazione della vittima in Italia

Il victim-blaming (colpevolizzazione della vittima in inglese) consiste nello spostare il focus dal comportamento dell’aggressore a quello della vittima. È la persona che ha subito la violenza ad essere messa sotto processo e ad essere colpevolizzata per l’accaduto. È la vittima a non essersi difesa e tutelata abbastanza. È importante notare che il victim-blaming è prerogativa solo ed esclusivamente della violenza di genere. Nessuno accuserebbe mai un uomo che stava facendo jogging nel parco di essersela cercata se un gruppo di estranei lo avesse fermato e picchiato senza motivo. Quando si tratta di stupro, femminicidio o qualsiasi altra forma di violenza di genere i confini tra chi sia la vittima e chi sia il carnefice si fanno sempre più labili e confusi. Sembra impossibile che una donna non abbia fatto nulla per provocare quel tipo di violenza. Quindi, invece di criminalizzare il comportamento di colui che ha agito la violenza si preferisce cercare motivazioni e scusanti che possano giustificare l’atto. Lo slutshaming insieme al victim—blaming cercano di minare la credibilità della vittima per far passare il messaggio che quest’ultima sia almeno in parte responsabile dell’accaduto. Ricordiamoci che non esiste giustificazione alla violenza sessuale, non c’è nulla che una donna possa o non possa fare per provocarla e, soprattutto, per evitarla, dal momento che dipende solo ed esclusivamente dalla decisione di colui che la commette. In Italia molte persone non la pensano così. I dati Istat del 2019 riportano che il 39,3% della popolazione pensa che una donna sarebbe in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo volesse, il 23,9% è convinto che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 15,1%, ritiene che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile dell’accaduto. Il 7,2% sostiene che di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono “no” ma in realtà intendono “sì” e il 6,2% dichiara che “le donne serie” non vengono violentate.

Il manuale anti-stupro

Le donne vengono cresciute pensando che ci sia un manuale anti-stupro da seguire che permetterà loro di salvarsi dalla violenza. La lista di regole da rispettare per non subire uno stupro è infinita: non camminare sola per strada, soprattutto la notte, non indossare abiti corti o in cui mostri la pelle, non bere, non andare alle feste, non andare a casa di uomini conoscenti o meno perché potrebbero “fraintendere”, ecc. La verità è che le donne vengono stuprate anche quando sono sobrie, in casa loro, nelle case dei loro familiari e fidanzati, a lavoro o quando sono coperte dai piedi fino al collo. La spiegazione è semplice: non c’è nulla, nessun comportamento o tattica che una donna possa mettere in atto per difendersi o evitare uno stupro. Perchè? Perchè la violenza sessuale è causata unicamente dalla decisione della persona che decide di commetterla. Stiamo chiedendo alle donne di essere vigili e di stare in allerta sempre e ovunque quando il messaggio educativo che dovremmo lanciare è che sono gli uomini a dover imparare a rispettare le donne e il loro consenso. Le regole del manuale anti-stupro vengono trasmesse da generazione a generazione e non sono altro che la sintesi di luoghi comuni e stereotipi legati alla violenza sessuale. I miti della rape culture sono, per l’appunto, dei concetti e idee false che vengono tramandate nel tempo e che l’opinione pubblica considera veritiere. Molte persone, per esempio, sono convinte che lo stupro sia generato dal desiderio sessuale e dall’attrazione quando si deve ricordare che la violenza sessuale è un atto di forza e di potere mosso dalla brama di prevaricazione e controllo della vittima e non ha nulla a che vedere con la passione e il desiderio.

Un altro luogo comune legato allo stupro implica che la maggior parte delle violenze sessuali avvenga di notte e per mano di uno sconosciuto. Secondo i dati Istat nella maggioranza dei casi gli stupri sono commessi da una persona che la vittima conosce e di cui si fida.

Quando a stuprare è un conoscente

Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Cosa significa? Significa che a commettere il reato di stupro sono persone che noi tutte conosciamo. Se 1 donna su 3 subisce uno stupro e se nel 75,7% dei casi quella donna conosce il suo aggressore questo significa che le persone che stuprano sono intorno a noi. Sono i nostri fidanzati, amici, parenti e conoscenti, i nostri compagni di lavoro o coloro con cui condividiamo un hobby o facciamo sport. Nonostante i dati dimostrino che la maggioranza delle aggressioni non coincide con la rappresentazione di stupro dominante, la nostra società continua a narrare la violenza sessuale in un unico modo: lo stupratore è uno sconosciuto, non sappiamo nulla di lui, aggredisce la sua vittima usando la forza fisica e minacciandola in un luogo buio e isolato. Questo tipo di rappresentazione non è esaustiva. Infatti, le modalità di aggressione sessuale sono molteplici e dipendono dalla situazione e dal contesto. È importante sottolineare che lo stupro non implica sempre l’uso della minaccia e della violenza fisica. Anzi, soprattutto nei casi in cui a stuprare è un conoscente, la modalità più comune è quella della coercizione e della manipolazione psicologica. È difficile riconoscere che cosa sia stupro perché nessuno ce lo ha spiegato. Molte persone commettono violenze sessuali senza nemmeno rendersene conto così come molte vittime fanno fatica a identificare la violenza subita come tale. I dati Istat mostrano che il 44% delle donne che sono state aggredite sessualmente dal proprio partner non considera lo stupro subito come una violenza. Sostengono di averlo percepito come uno sbaglio, qualcosa che non sarebbe dovuto succedere ma non un reato. Il 19,4% definisce la violenza subita come qualcosa che semplicemente “è accaduto”. Questi dati chiariscono un punto fondamentale: quasi la metà delle donne in Italia non identifica lo stupro come un reato che in quanto tale possa essere denunciato. L’80% delle violenze sessuali in Italia non vengono denunciate. Io mi domando:

Come denunciare un reato quando nessuno ci insegna a riconoscerlo come tale? Come denunciare uno stupro quando nessuno ci spiega che cosa sia stupro?

Ma quindi, cosa è stupro?

La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013 dichiara che lo stupro è “un rapporto sessuale senza consenso”. Per poter comprendere il significato di questa dichiarazione dobbiamo specificare che cosa si intenda per rapporto sessuale e per consenso. 

Un rapporto sessuale è qualsiasi atto a sfondo sessuale che avviene tra due o più persone. La nostra società eteronormata tende a identificare il sesso con il solo atto penetrativo. Questa prospettiva fallocentrica è uno dei tanti stereotipi che dobbiamo abbattere se vogliamo iniziare a parlare di sessualità in modo corretto, oltre che inclusivo. Non esiste il sesso di seria A (penetrazione) e quello di serie B (i così detti “preliminari”). Esiste il sesso e basta. Un rapporto sessuale è qualsiasi atto a sfondo sessuale. Un altro mito della rape culture è quello che pensa si tratti di stupro solo quando vi sia la penetrazione. Non è così. La violenza sessuale è un rapporto sessuale senza consenso. Un rapporto sessuale non coincide sempre con l’atto penetrativo. Quindi, stupro è un qualsiasi atto sessuale senza consenso.

Il consenso è la decisione della persona a partecipare al rapporto sessuale. Come specificato nella Convenzione di Istanbul: “il consenso deve essere dato volontariamente come libera espressione della volontà della persona”. Il consenso va chiesto sempre, è reversibile, specifico e mai forzato. Una persona non può dare il suo consenso se ha fatto uso di alcol o droghe, si trova in stato di incoscienza o sta dormendo. L’unico consenso accettabile è un Sì chiaro e gioioso. Se una persona non dice niente questo non autorizza a interpretare il suo silenzio come un Sì.

Stupro è qualsiasi azione a sfondo sessuale che viene imposta a una persona contro la sua volontà. Se si insiste e pressiona qualcuno ad avere un rapporto sessuale quando questa persona ha già dimostrato di non volerlo si sta attuando una violenza. Un Sì ottenuto usando la coercizione o la manipolazione psicologica non è valido, è stupro. Non importa chi sia a commettere la violenza. Può essere il fidanzato, un amico, un ragazzo appena conosciuto, un familiare o uno sconosciuto. Questa rimane una violenza sessuale e un crimine che in quanto tale è denunciabile. Per combattere la cultura dello stupro dobbiamo insegnare ai giovani (e non solo) che, a differenza di quanto è stato insegnato loro per secoli, il sesso senza consenso non è un loro diritto.

Bibliografia:

– “Sexual Consent” di Milena Popova (2019)

– “Asking for It: The Alarming Rise of Rape Culture and What We Can Do about It” di Kate Harding (2015)

“Il numero delle vittime e le forme della violenza” di Istituto Nazionale di Statistica (2014)

https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/numero-delle-vittime-e-forme-di-violenza

Comunicato stampa “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale” di Istituto Nazionale di Statistica (2019)

https://www.istat.it/it/archivio/235994

“La consapevolezza e l’uscita dalla violenza” di Istituto Nazionale di Statistica (2014)

https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/consapevolezza-e-uscita-dalla-violenza

Fonte Immagini:

  • “Piramide della rape culture” di Martina Martonskj
  • “Non è malato ma figlio sano del patriarcato” di Martina Martonskj
  • “Non se la sta cercando” di Martina Martonskj
  • “Il manuale anti-stupro” di Giulia Cerioli
  •  “Giuditta #3” di Giulia Cerioli
  • “Giuditta #2” di Giulia Cerioli
  • “Il sesso senza consenso è stupro” di Martina Martonskj
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Una risposta a “La cultura dello stupro in Italia: i dati alla mano”

  1. Avatar Celeste

    Ottimo articolo, grazie

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